Da qualche anno è entrato a far parte del lessico comune la definizione “Genitori spazzaneve” per riferirsi a quella categoria di mamme e papà che tendono a sostituirsi ai figli spianando loro la strada. Vediamo chi sono e perché il loro comportamento è dannoso.

Nella nostra società il fallimento, la fatica, la frustrazione e il sacrificio sono visti come esperienze dalle quali rifuggire. Siamo bombardati da stereotipi nei quali il successo si ottiene facendo poco e sforzandosi poco; inoltre siamo diventati tutti portatori di diritti dimenticandoci troppo spesso dei doveri.

Contemporaneamente siamo una società nella quale nascono pochi figli ed essi sono innalzati a specchio delle nostre capacità e del nostro valore. Se mio figlio “funziona bene” allora io sono un genitore bravo.

Da qui nasce un investimento di energie nel rendere la vita dei figli il più semplice e piena di successi possibile, rimuovendo tutti quegli ostacoli che, secondo questo criterio, possono minare la loro felicità ed autostima. Ad esempio, la scuola è diventata il nemico da combattere: gli insegnati sono degli avversari che rendono difficile e faticosa la vita dei figli “permettendosi” di sottolineare comportamenti sbagliati o loro mancanze o peggio ancora richiedendo di adeguarsi a regole sociali stabilite e pretendendo degli sforzi dagli alunni. Da ciò ne deriva che molti genitori spazzaneve si frappongono tra i figli e la scuola per creare una barriera difensiva nell’illusione di proteggere e tutelare i bambini da vissuti negativi.

In realtà così danneggiano i propri figli abdicando ad una funzione fondamentale del genitore: preparare i figli ad affrontare le sfide fornendo loro gli strumenti per reggere l’impatto delle avversità. Spianare sempre la strada non permette ai bambini di confrontarsi con l’insuccesso; in questo modo non impareranno a conoscere e migliorare le proprie strategie per affrontare le sfide né scopriranno una verità fondamentale: alla frustrazione si sopravvive!!

Oggi vedo molti adolescenti che arrivano nel mio studio dopo essere andati in crisi per delle situazioni apparentemente banali. Ad un certo punto i genitori si trovano forzatamente estromessi da alcuni ambiti della vita dei figli ma questi ultimi si trovano senza strumenti per affrontare da soli le esperienze negative; vanno in crisi non sapendo attingere a risorse interne coltivate negli anni. Inoltre non si permettono di chiedere aiuto perché il modello educativo introiettato li ha portati a sentire molto il peso delle aspettative e temono di perdere l’amore dei genitori nel momento in cui li dovessero deludere ritrovandosi così soli nelle difficoltà.

Essere un “bravo genitore” non significa garantire sempre il successo ai figli ma reggere insieme a loro il peso del fallimento e aiutarli a rialzarsi quando cadono. È la fiducia di potercela fare che crea le basi per una buona autostima. È lo “sguardo amorevole” di mamma e papà che permette ad un bambino di rialzarsi quando impara a camminare, ma per scoprire di essere capace bisogna permettergli di cadere.

“Un grande aiuto che possiamo offrire ad un bambino in difficoltà è… metterlo nella condizione di imparare a far da solo quella cosa che non riesce! Incoraggiarlo a provarci, facendo vedere come si fa e fornendo un piccolo sostegno, senza sostituirsi a lui… è il miglior modo per accrescere le sue competenze e la sua autostima!” Maria Montessori

Per ogni genitore è difficile vedere il proprio bambino stare male, non riuscire, sentirsi frustrato ma il meglio che possiamo fare è empatizzare con lui, comprendere i suoi sentimenti e permettergli di sentire la nostra fiducia. Altrimenti renderemo i nostri figli incapaci e da adulti saranno infelici e insoddisfatti.

Proviamo a prendere un bel respiro e fare un passo indietro lasciando che i nostri figli sbaglino; quando scopriranno che riusciranno a fare da soli la loro soddisfazione (e non il loro successo) sarà la nostra migliore ricompensa!

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