A molti genitori sarà capitato di osservare come i propri figli sviluppino un attaccamento privilegiato ed estremamente stretto con alcuni oggetti: pupazzi, copertine, ciucci. Un legame così speciale che diventa fonte di crisi incontenibili nel momento in cui uno di questi oggetti venisse perso o dimenticato. L’orsacchiotto del cuore, magari un po’ logoro e ai nostri occhi non molto pulito, rappresenta un tramite fondamentale per poter affrontare il mondo con un certo grado di protezione e sicurezza. In psicologia venne definito oggetto transizionale da Winnicott ed è il surrogato del legame affettivo prevalentemente con la mamma
L’oggetto transizionale riveste un ruolo cruciale nel distacco e nel processo verso l’autonomia del bambino.

La fase transizionale

Nei primi mesi di vita il neonato si sente tutt’uno con la madre, non ha la percezione dell’altro da sé, ma crescendo inizia a sperimentare il distacco, l’assenza e questo provoca vissuti angoscianti.

Per passare da una fase di fusione totale ad una di individualizzazione il bambino attraversa la fase della transizione; subentra allora l’oggetto transizionale, il primo oggetto che il bambino percepisce come altro da sé ma che rappresenta un forte legame con la mamma. Con esso può sperimentare una prima relazione con qualcuno che non è se stesso e placare le angosce e le ansie generate dai primi distacchi siano essi la nanna che le giornate al nido.

L’orsacchiotto, il ciuccio o la copertina vengono investiti dal legame d’amore e fungono da base sicura per i momenti difficili; vengono però anche investiti delle qualità che il bambino vorrebbe avere o degli aspetti negativi che il piccolo tende a buttare fuori da sé. Può accadere così che se il bambino deve affrontare una visita medica che gli fa paura porti con sé l’orsacchiotto e magari chieda che la visita venga fatta prima a lui “che è coraggioso”. In questi casi è bene assecondare questa richiesta non vedendolo come un capriccio ma come la strategia che il bambino ha trovato per affrontare la situazione spaventosa. Altresì possiamo assistere a sonore sgridate che il piccolo riserva al suo amichetto e se ascoltiamo bene possiamo rimanere stupiti di quanto bene abbia interiorizzato le motivazioni e persino il nostro modo di esprimerci

Sarebbe importante che i genitori portassero molto rispetto per questo oggetto evitando di denigrarlo o sgridare il bambino perché lo tiene spesso con sé. Come per tutte le fasi prima o poi passa e crescendo il bambino si sentirà sufficientemente sicuro di sé per “dimenticare” il suo amichetto. Anche quando ci sembrerà caduto in disuso però resistiamo all’impulso di eliminare quello straccetto usurato, possono esserci periodi particolarmente faticosi della vita nei quali torna la voglia di coccolare e farsi coccolare dal proprio orsetto.

E in fondo credo che non lo si abbandoni mai veramente, conosco molti adulti , non solo pazienti, che hanno ancora conservato gelosamente il proprio oggetto transizionale, magari in fondo ad un armadio, ma mai dimenticato.

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