Adozione

L’adozione un bambino è una scelta complessa e profonda che deve essere presa con consapevolezza e convinzione, dopo un percorso di maturazione personale e di coppia.

Adottare un bambino o una bambina significa aprire il proprio cuore e la propria vita a qualcuno che porta con sé un aspetto fondamentale: la diversità. Diversità di patrimonio genetico, di razza, cultura, storia personale.

Inoltre il bambino adottivo è portatore di bisogni di riparazione, affiliazione e appartenenza che a volte possono risultare inaspettati per i genitori adottivi. Accogliere tutto questo non è così scontato come potrebbe sembrare e necessita di profonda riflessione.

Un primo passo fondamentale è informarsi, magari partecipando a dei percorsi  che molte Associazioni offrono e che permettono di farsi una chiara idea di cosa significa adottare e di chi sono i bambini in stato di adozione.

Ma informarsi non basta. E’ importante capire perché si vuole adottare e tramite quale strada ci si è arrivati.  Spesso si arriva dopo anni di ricerca di un figlio biologico e vari interventi medici che hanno completamente svuotato la coppia di energie. L’adozione allora sembra l’unica strada rimasta per poter diventare genitori. Ma non può essere considerata tale.  L’adozione è una scelta di vita “altra” che non deve essere un palliativo. Il bambino adottivo non può arrivare per riempire il vuoto che ha lasciato il figlio biologico mai nato.

Bisogna allora interrogarsi su quali sono i propri bisogni, interrogarsi sull’elaborazione del proprio passato.

STORIA PERSONALE e COLLOQUI DI CONSUELENZA

Il desiderio di un bambino, come tutti i nostri desideri, ha una storia, lo hanno preparato precedenti bisogni e fantasie e nel tempo si è trasformato in modo che la sua manifesta apparizione nel presente ha poco in comune con le immagini corrispondenti al bisogno da cui si è formato (Wyatt, 1967).

Un altro aspetto cruciale che viene preso in considerazione durante i colloqui di valutazione con le ASL è la storia individuale. Chi siamo, da che tipo di famiglia arriviamo, che legame abbiamo avuto con i nostri genitori e fratelli; come rileggiamo ora determinati episodi accaduti nell’età dello sviluppo ed in adolescenza. Questi sono tutti temi importanti che dicono molto di noi e delle nostre capacità di essere genitori. Spesso si arriva ai colloqui senza aver mai riflettuto sulla propria storia personale, dando per scontate molte cose che si rivelano poi nodali ai fini dell’adozione.

Molte coppie hanno trovato utile fare degli incontri con uno psicologo prima di affrontare i colloqui  per avere l’opportunità di raccontare ad un esperto esterno alle equipes  la propria storia, e per farsi aiutare a rileggerla con un occhio critico ma benevolo al fine di poter arrivare i colloqui in ASL con una maggior capacità di mettersi in discussione.

I colloqui per la narrazione della propria storia personale  si svolgono sempre in coppia. Prevedono il racconto da parte di ciascun coniuge della propria storia personale dalla nascita all’incontro con il partner. Successivamente vengono fatti degli incontri che prevedono il racconto della storia della coppia.

Lo scopo di far assistere ciascun coniuge al racconto della storia dell’altro ha lo scopo di creare una maggior sintonia e comprensione all’interno della coppia. Inoltre il membro della coppia uditore è sempre un interlocutore importante perché può fornire impressioni, ricordi e punti di vista alternativi che arricchiscono le sedute e la comprensione di sé.

LUTTO

Spesso si sente parlare di elaborazione del lutto della sterilità, ma cosa significa?

Quando una coppia arriva a decidere di interrompere la ricerca di un figlio biologico, magari dopo anni di tentativi, si ritrova a fare i conti con un vuoto, con una perdita; la perdita del figlio immaginato, delle fantasie di famiglia che in quegli anni aveva fatto, la perdita dell’idea di poter generare con il conseguente senso di fallimento.  Tutto questo è paragonabile ad un lutto di una persona cara: bisogna imparare a superare il dolore.  Bisogna elaborarlo.

Spesso le coppie sono convinte di averlo elaborato, ma quando si ritrovano di fronte alle equipes deputate alla valutazione delle loro competenze genitoriali, la maschera crolla e si ritrovano a dover fare i conti con la loro sofferenza e le loro fragilità, con conseguente esito negativo sulla loro idoneità.

Affrontare questo aspetto prima di intraprendere i colloqui con le equipes delle ASL sarebbe di cruciale importanza per poter affrontare serenamente il percorso e non incappare in un’ennesima delusione. Ma soprattutto è importante per poter instaurare una vera relazione genitori-figlio con il bambino che verrà.

I colloqui di consulenza vengono incentrati sulla storia di coppia ed in particolare la tematica della genitorialità. In alcuni casi è stato utile ricorrere alla tecnica EMDR quando i vissuti dolorosi legati ai ricordi erano percepiti come invalidandi e intollerabili

CI SIAMO ADOTTATI… E ADESSO? CRITICITA’ e SOSTEGNO

Sia che vi sia stata un’adozione internazionale o un’adozione nazionale; sia che il bambino adottato sia un neonato o già grandicello, emergeranno sempre delle aree di difficoltà nella gestione della nuova famiglia.

Nei casi più gravi i genitori potrebbero venire a conoscenza di traumi del bambino, violenze, abusi. Queste situazioni prevedono un’immediata attivazione dei genitori per la ricerca di sostegno nella gestione di questi racconti. In alcuni casi si è rivelata utile la tecnica EMDR per aiutare i bambini a superare determinati ricordi.

Ma anche in situazioni molto meno drammatiche emergono delle criticità costanti. “Quando devo iniziare a raccontargli  la nostra storia?” “Quanto e cosa devo dire dei genitori biologici?” “Con il suo comportamento mi sta rifiutando?” “Va male a scuola è perché è stato adottato?”. Sono molti gli interrogativi che compaiono nella mente dei genitori adottivi ed ogni età ha i suoi punti critici. A volte è utile farsi aiutare ad affrontare questi momenti di difficoltà, per non farsi prendere dallo sconforto e anche per non cadere preda della “sindrome da adottato” per cui tutti i comportamenti sono dovuti al fatto che è un figlio adottivo. Anche i bambini non adottati fannoi capricci!

In questi casi i colloqui vengono fatti a sostegno della genitorialità e solo nei casi nei quali si riscontra un’evidente necessità viene proposto un percorso parallelo per il bambino.

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